In collaborazione con la società di neuroscienze applicate Neurons, un nuovo studio condotto da Monotype avrebbe rilevato che utilizzare il carattere tipografico “giusto” può generare un aumento del 13% delle risposte positive da parte dei lettori. Ma qual è il font “giusto” da utilizzare?

Monotype afferma che i caratteri tipografici ci influenzano emotivamente nelle scelte, ma quali sono i font più affidabili?

Con la tipografia così strettamente legata all’aspetto di ogni marchio non sarebbe azzardato supporre che ne derivi anche gran parte del successo. Phil Garnham, direttore creativo di Monotype, afferma:

“Il marchio è tipografia”.

Affermazione audace ma fondata in quanto a suo modo di vedere “i caratteri tipografici hanno una profonda influenza emotiva nel nostro mondo” e lo dimostra l’ultima ricerca realizzata in collaborazione con il neuropsicologo Thomas Zoëga Ramsøy e la sua società Neurons dove sono stati studiati scientificamente gli stimoli provenienti da una selezione di caratteri tipografici e i loro effetti: fiducia, sincerità, memorabilità.

Sebbene a tutti noi sia capitato di perdere la fiducia in un marchio o di supporre che potesse trattarsi di una truffa alla vista di un font poco credibile per un’azienda apparentemente legittima, per Monotype non sono congetture astratte e incommensurabili. Lo studio portato avanti dall’azienda ha difatti rilevato che la composizione di parole attraverso l’utilizzo di specifici font può aumentare in maniera analitica e quindi misurabile, la risposta dei consumatori fino ad un significativo 13%.

Per prelevare tale dato e dare una misurazione effettiva alla risposta emotiva, le organizzazioni coinvolte nella ricerca hanno intervistato 400 partecipanti, utilizzando tre tipologie di stimoli differenti in un’unica soluzione di test: singole parole, una frase composta da quelle parole e una frase composta da parole che includessero un marchio.

Ciascuno di questi stimoli è stato inserito in tre caratteri tipografici: FS Jack, un sans umanista, Gilroy, un sans geometrico, e Cotford, un languido serif.

L’ utilizzo del font Cotford Display Regular, ad esempio, ha provocato un aumento del 9% dell’attendibilità, del 10% della memorabilità e del giudizio estetico. Il report finale spiega quanto segue:

“Il design riconducibile alla famiglia Serif, come in questo caso il font Cotford, è stato a lungo associato al mondo della moda e del lusso, giustificando quindi la reazione subconscia delle persone, guidata da anni di associazione culturale”.

L’ utilizzo del font Cotford Display Regular, ad esempio, ha provocato un aumento del 9% dell’attendibilità, del 10% della memorabilità e del giudizio estetico. Il report finale spiega quanto segue:

“Il disegn riconducibile alla famiglia Serif, come in questo caso il font Cotford, è stato a lungo associato al mondo della moda e del lusso, giustificando quindi la reazione subconscia delle persone, guidata da anni di associazione culturale”.

Per coloro che perseguono la promozione del senso di affidabilità nel marchio, i caratteri tipografici con radici profonde nella calligrafia, come Cotford e FS Jack, sembrano promuovere una reazione emotiva più profonda e istintiva nei lettori. Basti pensare che, stando a quanto riportato dalla ricerca, il Sans FS Jack Regular ha aumentato il senso di sincerità e onestà riposta nel marchio rispettivamente del 10% e del 5%.

Marie Boulanger, designer del marchio Monotype, prova a spiegarci il perché di tale reazione subconscia affermando: 

“Pensiamo che una possibile spiegazione possa essere rappresentata da alcune qualità formali associate a questo tipo di disegn; fondamentalmente l’’umano’ in umanista. I terminali aperti, le curve più squadrate, le /a/ e le /g/ a doppio piano sono solitamente descritte come un po’ più calde rispetto alle loro controparti geometriche”.

Quando si è trattato di testare frasi più lunghe con diverse tipologie di carattere tipografico, come uno slogan, il Gilroy Bold è risultato il migliore con un conseguente aumento del 12% della prominenza e del 5% della visibilità rispetto alla concorrenza.

Marie spiega che in questa occasione specifica, l’utilizzo di un carattere in grassetto e la sua diffusione nel mondo della tecnologia/start-up, potrebbe aver giocato un ruolo importante nell’esito della ricerca sopracitata. Curiosamente aggiunge:

“Mi chiedo se la leggibilità abbia giocato e giochi un ruolo nella risposta emotiva delle persone. Se i messaggi sono più facili da leggere, ci si fida di più?”.

Sul significato di questo studio per il settore della grafica e del design, Phil conclude: 

“Il nostro lavoro con Neurons rafforza l’ipotesi sui marcati effetti nell’utilizzo di specifici caratteri tipografici per guidare emotivamente le persone ad una scelta. La qualità nella scelta e successiva stesura di un carattere tipografico può influenzare l’interpretazione che diamo ad una parola come morbida, soffice, calda o dura, sincera e fredda. Questa qualità guida il significato, lasciano un segno inconscio nel cervello, conserviamo la sensazione e ricordiamo le parole che i marchi hanno utilizzato o utilizzano tutt’ora […] D’altra parte, i marchi che danno per scontato la scelta del carattere tipografico e ne fanno una scelta sbagliata o un errato utilizzo, rischiano di allontanare i loro clienti, con un conseguente impatto negativo sui ricavi”.

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